Il portale turistico della Confcommercio di Rieti. Nel centro geografico della penisola, Rieti è il crocevia di quattro vallate tra le quali si trovano monti e montagne tra le più alte dell'Appennino Centrale. La provincia di Rieti è la terra di San Francesco e degli spaghetti all'amatriciana, una meta per gli sport di avventura e per scoprire le tradizioni enogastronomiche.

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La Valle Santa

Sulle orme di San Francesco

Se potessimo saltare su una macchina del tempo e ritrovarci in questa stessa valle all’incirca 800 anni fa, innanzitutto vedremmo molti meno campi e molto più lago, ma poi ci potremmo ritrovare faccia a faccia con il patrono d’Italia in persona, San Francesco d’Assisi, che scendeva spesso da queste parti ad educare la gente alla fede cristiana e a pregare circondato dalla natura. Nei luoghi dove lui abitò sono stati poi costruiti quattro bellissimi santuari di pace e tranquillità, ed è a causa sua che la Piana Reatina è anche conosciuta come “Valle Santa”. E mentre la Piana si stende tutta a nord e a ovest di Rieti, a est si staglia il massiccio del Terminillo, detto la “montagna di Roma” perché frequentato da molti romani, che supera i 2.217 metri e si trasforma in stazione sciistica durante l’inverno.

Non manca niente, insomma. Soprattutto se consideriamo che la Piana è anche la valle del fiume Velino, che scorre limpido da sud a nord e da est a ovest, e ospita ben cinque laghi di diversa grandezza: il lago di Piediluco in provincia di Terni e i laghi di Ventina, Lungo, di Fogliano e di Ripasottile in quella di Rieti; i laghi Lungo e Ripasottile formano anche una riserva naturale famosa per il birdwatching. Canali, fiumiciattoli e sorgenti [come la Sorgente di Santa Susanna a Rivodutri, dove vive una coppia di cigni e c’è un mulino costruito da Pipino il Breve] abbondano da queste parti perché dalla Preistoria la conca reatina fu completamente occupata da un enorme lago a forma di cuore, da cui usciva qualche isolotto qua e là [Oggi sono il Colle Terria, Monticchio e Montisola]. Il fiume Velino, infatti, era ricchissimo di carbonato di calcio a causa dell’attività vulcanica nella zona, e piano piano le acque iniziarono a sedimentare calcare e a creare dislivelli e sbarramenti di roccia, che impedivano al fiume di scorrere: si formò così il Lacus Velinus. Negli anni, il lago si alzava e abbassava spesso, causando lo sviluppo di paludi. Con la conquista romana, il console Manio Curio Dentato ordinò nel 271 a.C. la prima bonifica del lago, che portò alla deviazione del fiume fino a creare la Cascata delle Marmore in provincia di Terni, in Umbria, tra le pià alte d’Europa. La massa d’acqua che si gettava nel Nera, a quel punto, era notevole, e una volta i ternani fecero causa ai reatini per sistemare la questione delle dighe e dei canali; questi ultimi, però, difesi in tribunale da Cicerone in persona, riuscirono a far restare tutto così com’era.

 

 

Qualche anno fa il professore Roberto Marinelli scrisse: “La bonifica scandisce il tempo di tutta la storia reatina, dall’immemorabile ai nostri giorni. Le opere che ha prodotto sono, in larga misura, geologizzate nel  terreno, quasi confuse con quelle della natura.” [La Bonifica reatina: dal canale settecentesco di Pio VI alle Marmore agli impianti idroelettrici del bacino Nera-Velino, 2010] E aveva ragione, perché oggi i reatini non potrebbero mai immaginare la Piana diversamente da quella che è, con i suoi fertili campi coltivati e le acque ricche di pesci. Fa parte della loro economia, storia, cultura, identità: è stata alla base della rivoluzione agroindustriale reatina del Novecento e ha dato forma all’immagine della città e di tutti i borghi circostanti, anche se è stata ribonificata più volte [Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, nessuno controllava più dighe e canali, e nel Medioevo il lago si stava riformando] e un architetto ci lasciò le penne nel Cinquecento ammalandosi di malaria. Ma oggi è una valle ricca e sanissima, e oltre che per fare tappa ai quattro santuari, vale la pena fare un giro qui e sulle montagne che la circondano per molti motivi diversi: per esempio, per visitare i resti della villa del senatore romano Quinto Assio, l’Abbazia cistercense di San Pastore con la sua chiesa enorme, o il Castello di Terria con le sue storie di fantasmi; passeggiare per le stradine in pietra dei borghi medievali di Labro, Greccio, Cantalice o Morro Reatino; rintracciare i dipinti di Franco Bellardi sparsi per le chiese della valle, da Colli sul Velino a Rivodutri, e attraversare qui la misteriosa porta alchemica ancora tutta da decifrare; tornare nel Cinquecento con il Palio del Velluto di Leonessa o l’Attacco al Castello di Contigliano; cimentarsi nel parapendio e nel deltaplano nel cielo sopra Poggio Bustone, o, per i meno coraggiosi, sentirsi i protagonisti di un quadro (post)impressionista godendosi una passeggiata in bicicletta fra i campi di girasoli.

 

 

 

 

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