Il portale turistico della Confcommercio di Rieti. Nel centro geografico della penisola, Rieti è il crocevia di quattro vallate tra le quali si trovano monti e montagne tra le più alte dell'Appennino Centrale. La provincia di Rieti è la terra di San Francesco e degli spaghetti all'amatriciana, una meta per gli sport di avventura e per scoprire le tradizioni enogastronomiche.

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Valle del Turano

Come nascono i castelli

Fu sicuramente frutto delle invasioni saracene, che salendo lungo i corsi d’acqua, minarono il potere delle abbazie imperiali nell’intento di invadere l’Europa. Ma fu anche per via delle numerose guerre che in questi luoghi decisero le sorti del trono di Napoli e che mobilitarono non pochi sforzi militari. Così nacquero i castelli, o per lo meno i castelli della Valle del Turano. Da Rocca Sinibalda a Collalto sono molte le fortificazioni. Il primo è un castello rinascimentale con pianta a forma di scorpione. Durante il Rinascimento era usuale nascondere significati esoterici nelle forme dei palazzi più importanti. Questa era la sede di un potente feudo che controllava i passaggi tra le valli del Turano (nello Stato Pontificio) e del Salto (nel Regno di Napoli). Collalto Sabino era invece sede di un baronato, un tempo dei patrizi romani Barberini, che controllava il passaggio dalla Valle del Turano all’altopiano di Carsoli, nel Regno di Napoli. Ma la valle nasconde altri piccoli gioielli, da borghi incastellati come Vallecupola, Posticciola, Stipes, Ascrea o Paganico, fino a ruderi di castelli distrutti ma ancora visitabili dopo una passeggiata nei boschi, come Mirandella o Antuni.

A contrastare il potere dei castelli erano le abbazie, tra le quali spicca San Salvatore Maggiore. Questa abbazia benedettina aveva creato dei propri castelli nei terreni che la circondano. Da Longone a Concerviano, sono decine i castelli che l’abbazia controllava e che creavano un imponente sistema difensivo. Oggi, la struttura è una monumentale cattedrale nel deserto. Posta su un altopiano fertile, circondata da montagne, San Salvatore Maggiore spunta tra le colline, un campanile romanico dove nessuno se lo aspetta, un chiostro talmente grande da sembrare una fortezza. Per chi invece è amante della natura, il Turano nasconde segreti millenari che solo addentrandosi nella foresta si possono scoprire. A Belmonte in Sabina su una collinetta lontana dal borgo, nessuno immaginerebbe che tremila anni fa ci fosse una fortezza dell’antico popolo degli Equi. Costeggiando il piccolo abitato scoprirete le mura ciclopiche nascoste tra la vetazione ancora intatte ed alte diversi metri. A Belmonte potrete anche percorrere parte della Via Salaria romana e all’improvviso vi troverete senza accorgervene su un ponte romano in travertino bianco. A Paganico invece, una tomba romana cela ancora scritte misteriose.

 

 

Un’altra attrattiva della valle è la natura. Metà del territorio è coperto dalla Riserva naturale dei monti Cervia e Navegna, che custodisce specie animali protette come il lupo o l’aquila reale. Alle montagne fa specchio il lago del Turano, ottenuto con la costruzione della diga di Posticciola. Il lago, dalla caratteristica forma sinuosa, è di colore turchese e sulle sue acque balneabili vengono praticati sport nautici come la barca a vela, lo skyboard e la canoa. Infine, tra il lago e la montagna si aprono le gole dei torrenti che confluiscono nel Turano. La Gola dell’Obito è uno spettacolare burrone tra i due monti Cervia e Navegna, mentre la gola di Riancoli è percorribile per chi vuole praticare canyoning. Proprio a strapiombo della gola di Riancoli si trova il tempio di San Giovanni in Fistola. Posto sulla cima del Monte San Giovanni, i ruderi del monastero nascondono delle sorprese. Questo luogo sacro del cristianesimo era in passato un tempio pagano, un grande blocco di pietra bianca sul quale venivano realizzati riti sacrificali.

 

Siamo nel Centro Italia, non poteva mancare l’enogastronomia. Il territorio è percorso dalla Strada del tartufo e della castagna. Sono particolarmente pregiati il tartufo del borgo di Stipes e la castagna di Ascrea. Il territorio nasconde però altre eccellenze, alcune delle quali hanno diversi migliaia di anni. Così come la castagna arrivò qui da mano dei romani, che la piantavano lungo le strade consolari, un’altra tradizione millenaria sopravvive con forza: i legumi,, dal famoso fagiolo a pisello di Colle di Tora fino alla ricetta delle virtuti, un piatto che le popolazioni pagane consumavano alla fine dell’inverno come augurio di una buona raccolta. Sono famosi anche lo zafferano di Rocca Ranieri, la carne, il vino e il miele di Rocca Sinibalda ed i pani di Paganico e Belmonte, fiore all’occhielo della valle.

 

 

 

 

Monumenti

 

 

 

Borghi

 

 

 

Sapori e Tradizioni