La Contessa Carolina Sommaruga

Chissà cosa provò Carolina Sommaruga, quando da Lugano arrivò a Rieti per seguire l’uomo che aveva sposato neanche un anno prima (1890). Chissà se quando lui le parlava della terra  sabina, lei aveva la minima idea di cosa la aspettasse. Il giovane coraggioso marito, da più di due anni aveva avviato la ristrutturazione di un impianto di lavorazione dello zucchero in Umbria, in provincia di Perugia, a Rieti appunto. Lo Zuccherificio allora si trovava in quella che era la periferia, oggi dopo lo sviluppo urbano è incastrato nel mezzo della città ed occupa un’area considerevole. Per osservare questo bellissimo esempio di archeologia industriale vi consigliamo di percorrere Viale Maraini e svoltare in via Micioccoli, parcheggiare l’automobile e scattare qualche fotografia. L’amore per la creazione di valore, quel valore che nasce dall’abilità nel saper trasformare le cose in beni, lo aveva portato in questa terra lontana; quando il principe Giovanni Potenziani lo aveva chiamato, Emilio Maraini ebbe chiaro che il mondo lo riconosceva come il miglior esperto in circolazione di tecniche moderne per la lavorazione dello zucchero. Due uomini con meno di 40anni, un Principe, con la fissazione per l’agricoltura, Presidente dei comizi agrari riuniti dell’Umbria, e un industriale svizzero, geniale e ambizioso, riuscirono in quegli anni a creare il primo stabilimento italiano che sfruttava la bietola al posto della canna. E a trasformare un territorio per sempre.

E lei?

Carolina visse  a Rieti col marito per circa 15 anni. Abitavano in quella che noi oggi conosciamo come Villa Maraini, poco distante dallo stabilimento. Oggi la villa appartiene a privati, ma dalla strada si vede perfettamente (via Liberato di Benedetto) . Non era ancora stata insignita del titolo di Contessa.  Era semplicemente la Signora Maraini. Cosa fece in quegli anni in questa terra?  Certo deve esservi rimasta legata, se dopo essere stata tra le fondatrici della Cooperativa nazionale “Industrie Femminili Italiane” ( nel 1903), decise ed ottenne di riconoscere il Comitato regionale I.F.I. di Rieti (o Sottocomitato di Rieti), nonostante si fosse ormai col marito trasferita a Roma.

La possiamo ammirare, belllissima, nel quadro di Corcos del 1901, con un abito rosa e velo nero, impreziosito dal soprabito di volpe bianca e raso azzurro, raffinatissima, in stile Belle Époque. Con quell’abito alla moda è semplice immaginarla nella favolosa Sala degli Specchi del Circolo di Lettura ad una festa, oppure seduta in un palco del Teatro Flavio appena inaugurato (1893), e sicuramente in Via Roma, intenta a guardare la vetrina della Gioielleria Albini che ancora oggi conserva integra la facciata di fine 800.

(valentina colarieti tosti, giugno 2015)

Vittorio Corcos, La contessa Carolina Sommaruga Maraini 1901 Fondazione per l’Istituto Svizzero di Roma

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