Ai Laghi di Rieti protetti dalla Dea Vacuna: Paterno

La Dea Vacuna vi proteggerà mentre scoprirete le acque della Provincia di Rieti trascorrendo il vostro periodo di riposo dal lavoro.

Consigli

Durata: 1 giorno per ogni lago
Giorno consigliato: qualsiasi, ma se volete godere della tranquillità dei luoghi, scegliete un giorno infrasettimanale.
Mezzi: automobile e moto da strada, bello con il camper ma non sempre attrezzato per le soste e non consigliato per accedere ai piccoli paesi dei dintorni

Il racconto parte dal lago di Paterno immaginando che proveniate dal capoluogo Rieti, ma a seconda della vostra provenienza ci sono diverse strade per raggiungere ogni lago. Se andate in estate portate con  voi il costume da bagno e l’asciugamano, in alcuni dei laghi segnalati è possibile fare il bagno. Macchina fotografica e videocamera indispensabili. I laghi distano da Rieti molto meno di un’ora in automobile; le strade sono spesso piene di curve e sono percorsi ideali per divertirsi con la motocicletta.
Vi suggeriamo di dedicare una giornata alla visita di ogni lago fermandovi in uno dei tanti alberghi o nei b&b segnalati.

Mappa – clicca per ingrandire

Paterno, mappa

Indicazioni per arrivare al Lago di Paterno

Da Rieti: imboccate la via Salaria per l’Aquila verso Ascoli Piceno, a circa 15 Km trovate sulla sinistra il bivio per il lago di Paterno. Non vi fermate a Cotilia lungo la strada perché ci tornerete in seguito; vi suggeriamo di fare la prima sosta al laghetto di Paterno luogo sacro agli antichi sabini per chiedere alla Dea la protezione per il viaggio.

Da L’Aquila/Ascoli Piceno giunti ad Antrodoco, si prosegue per Rieti, dopo circa 8 km, sulla destra il bivio per il lago di Paterno.

Note

Giovanni Villani narra che la fanciulla riportata nello stemma cittadino di Rieti, sarebbe Rea Silvia, sepolta viva a Rieti (che da essa avrebbe presso il nome) per ordine di Amulio, per aver violato l’obbligo di castità proprio delle Vestali.
Come noto, la tradizione narra che Romolo, dopo aver fondato Roma, organizzò un grande spettacolo per attirare gli abitanti della regione e rapire le loro donne (il famoso Ratto delle Sabine).
Molti anni prima che lo storico latino Tacito descrivesse la dea Vacuna come “silenziosa, incorruttibile, intellegibile”, il secondo re di Roma, Numa Pompilio (754-673), re sabino, introdusse tra i romani il culto della dea delle vacanze, delle acque e dei boschi.

Dieci secoli prima che Romolo fondasse Roma e che tradisse il popolo che a sua madre avrebbe intitolato la città (nota 1) rapendone le donne (nota 2), i raffinati e severi Sabini abitavano queste terre lacustri.

I Sabini adoravano una divinità femminile, la Dea Vacuna, figlia di Sabus da cui direttamente discendevano insieme a Sabelli e Sanniti.

La Dea dei boschi e delle acque deve aver avuto un terribile carattere per costringere gli uomini a donarle in sacrificio le vite dei suoi devoti. Pare che alle vittime venissero tagliate le teste e gettate nel lago sacro di Paterno per ingraziarsi la divinità. Strano, visto che lo storico Tacito la descrive come “silenziosa, incorruttibile, intellegibile”(nota 3).

Anche l’imperatore Traiano si appassionò al rito e agli albori del cristianesimo sacrificò alla Dea Vacuna il Vescovo di Amiterno, Vittorino, al quale la tradizione ha dedicato la vicina chiesa sommersa (in realtà Santa Maria).

Forse i Sabini avevano interpretato male i desideri della Dea, o forse non è affatto vero che questi sacrifici umani venivano consumati. Tanto più che Vacuna era anche la protettrice di quanti si riposavano dopo il lavoro nei campi: a Dicembre in suo onore, ci si asteneva da lavoro e si festeggiavano le Vacunalia, per cui la parola di oggi “vacanza” deriva direttamente da queste festività.

Al laghetto di Paterno, da dove parte il nostro viaggio d’acqua dolce, i leali Sabini credevano, che si trovasse la pancia della Dea: un’isoletta galleggiante (ora non più presente) confermava al popolo che si trattasse del suo grande ombelico. Forse da qui ha origine la storia dell’ombelico d’Italia? Varrone racconta che sull’isoletta vivevano Ninfe intente a filare e danzare, a rinfrescarsi, ed a proteggere gli innamorati che qui, per far colpo sulle amate, si tuffavano nelle gelide acque. Alcune fonti riportano che sull’isoletta galleggiante si trovasse un Tempio dedicato alla Dea.

Vacuna o no, Tempio o Ninfe, Paterno resta un laghetto meraviglioso nel Comune di Castel Sant’Angelo, e quando sarete lì percepirete una atmosfera magica tutta intorno a voi. Anche un po’ di timore, a dire il vero. Forse è il pensiero di quei sacrifici umani, o forse perché le acque profondissime nascondono alghe forti che si intrecciano per molti metri e negli anni hanno davvero tolto la vita a qualche bagnante.

Sedetevi sul muretto vicino alla riva e se è estate fate qualche passo per bagnarvi i piedi nelle sacre acque cristalline. Le anatre e le oche vi faranno compagnia anche d’inverno, e se è un giorno festivo, d’estate, troverete una folla di ragazzi che si tuffano ancora oggi come ai tempi delle Ninfe, facendo mostra di forza fisica e coraggio.

Guardando in alto, mentre siete seduti sul muretto, sopra il lago, sulla collina scorgerete delle rovine: è quel che resta della Villa dei Flavi. Tito Flavio Vespasiano, anche lui sabino come Numa Pompilio, ed Anco Marzio, e suo padre  l’imperatore Vespasiano, fecero realizzare, poco distante, le Terme, sito archeologico da visitare assolutamente: al ritorno verso Rieti, superata Cotilia, le troverete sulla destra subito dopo la Chiesa Sommersa di San Vittorino, altro luogo di un fascino inusuale.

La struttura infatti, dai primi dell’800 è stata invasa dalle acque delle vicine sorgenti che escono dal portale centrale per unirsi al Velino. Tanto è particolare questo luogo, che nel 1983, è stato scelto come location per il terzo documentario dedicato al regista Tarkovskij, Nostalghia. Per vedere uno spezzone del film nel quale si vede la Chiesa clicca su questo link.

Vicina è la centrale idroelettrica che, dal 1942, per produrre energia, utilizza le acque dei due laghi artificiali che andremo a vedere nel nostro itinerario: il Salto ed il Turano.

Dopo aver goduto della magia di Paterno, andate a Cotilia, qui troverete un sito termale di acque sulfuree . Potete decidere di mangiare un panino con ottima porchetta del luogo, altri salumi e appetitosi formaggi nei chioschetti sulla strada; potrete bere liberamente la frizzante acqua dalle fontane all’entrata: l’odore è fortissimo, ma gli effetti benefici sono assicurati. Soprattutto se avete esagerato con la porchetta ed i salumi, una bevuta di quest’acqua vi farà digerire all’istante. Le terme di Cotilia sono convenzionate con il SSN e se avete programmato per tempo il viaggio sarete riusciti a prenotare un massaggio o un’inalazione (per informazioni: Terme di Cotilia,  Via Salaria, 1 02010 Castel Sant’Angelo RI, tel. 0746 603036; l’apertura per la stagione è prevista entro il 2015). 

Per proseguire il viaggio verso il secondo lago, il Salto, avete due alternative: fare la vecchia strada attraverso le montagne o tornare verso Rieti e prendere una strada più comoda e breve (consigliata). Dipende da quanto soffrite il mal d’auto o se siete in moto, da quante “pieghe” avete intenzione di fare. 

(valentina colarieti tosti, maggio 2015)

Paterno dalla villa dei Flavi

Vista di Paterno dalla Villa dei Flavi

Cotilia, acque sulfuree

Piana di San Vittorino, Rieti

Piana di San Vittorino

Gens Flavia

Vespasiano Imperatore

Uno spezzone del film documentario Nostalghia, dedicato al regista Tarkovskij, nel quale si vede la Chiesa sommersa di San Vittorino.